Nuovi modi di pensare per nuove possibilità

Le persone hanno stili di pensiero diversi. Questa varietà è una ricchezza – basta prenderne coscienza.

Grafica e foto: Herrmann Global, LLC; photocase-SianStock; depositphoto-creatista


Vi è mai capitato di non andare per niente d’accordo con qualcuno? Oppure che certe reazioni vi dessero l’impressione di essere stati fraintesi, presi alla sprovvista o non abbastanza sul serio? Potrebbe dipendere dal fatto che non tutte le persone hanno lo stesso modo di pensare. «Ognuno di noi ha un modo unico di percepire il mondo», spiega Monika Hänni, responsabile del personale presso la Lega polmonare svizzera.


Le persone che pensano in modo pratico o analitico raccolgono molte informazioni.

Un mondo di possibilità

«Questi modi di pensare diversi possono causare conflitti», chiarisce Monika Hänni. «Ma la varietà cognitiva rappresenta anche una grande opportunità. Se siamo consapevoli di queste differenze, possiamo metterci nei panni delle altre persone e vedere le cose da un altro punto di vista». I vantaggi: una migliore comprensione dell’altro e la possibilità di trovare nuove soluzioni.


Tendete allo stile relazionale o pensate in modo pratico? Una panoramica dei quattro stili di pensiero.

Riconoscere i diversi stili di pensiero

Secondo il modello di Ned Herrmann1, con cui lavora Monika Hänni, ci sono quattro diverse preferenze cerebrali o stili di pensiero: analitico, pratico, relazionale e sperimentale. «La reazione a una diagnosi, ad esempio, può variare molto in funzione dello stile di pensiero», spiega Monika Hänni.

  • Le persone in cui prevale uno stile di pensiero analitico hanno bisogno di molti numeri e dati sulla malattia. Si sentono meglio se possono leggere articoli che ne parlano e se conoscono le cause, i sintomi e il funzionamento dei trattamenti.
  • Chi ha uno stile prevalentemente pratico, invece, raccoglie molte informazioni sulla malattia, ma le traduce subito in azioni concrete, che pianifica nel dettaglio. Queste persone, ad esempio, modificano immediatamente la propria casa per adattarla alla malattia.
  • Nelle persone in cui prevale lo stile relazionale, al momento della diagnosi possono emergere emozioni come la paura e lo smarrimento. Hanno bisogno di molta compassione e di sentire che vengono prese sul serio.
  • Chi ha uno stile sperimentale, invece, ama il rischio e prova volentieri a fare le cose in prima persona. Se non coglie il senso di una terapia, potrebbe non seguirla alla lettera.

Acquisire nuove modalità di pensiero

«Quasi tutte le persone possono acquisire più di uno stile di pensiero», spiega Monika Hänni. «Le nostre preferenze cerebrali non sono rigide. Possiamo fare nostre anche modalità diverse da quelle a cui ricorriamo spontaneamente». Se riusciamo a farlo, gestiremo meglio i conflitti e i rapporti con gli altri.

Comunicare i propri bisogni

Certo! Ma come si fa? «Se prendiamo coscienza del nostro funzionamento interno, potremo comprendere e comunicare meglio i nostri bisogni». È una capacità molto utile quando bisogna parlare con medici e infermieri. «Se il mio stile prevalente è relazionale, a differenza di una persona con uno stile analitico, non avrò bisogno di molti dati, ma vorrò sentirmi bene e costruire un rapporto di fiducia».


Se sappiamo come funziona l’interlocutore, possiamo reagire meglio.

Domandare per chiarire

«Vale la pena di scoprire come funziona la persona che abbiamo davanti e quali sono i suoi bisogni», spiega Monika Hänni. Per farlo, ci possono aiutare le seguenti domande:

  • Come posso aiutarla?
  • Come vogliamo procedere? Ad esempio: quanto strutturata e dettagliata deve essere l’opzione scelta?
  • Chi è coinvolto? Ad esempio: che cosa comporta per me, il mio contesto, il mio lavoro?
  • Perché lo facciamo? Ad esempio: qual è il senso dietro a tutto questo?
  • Che cosa significa per me? Ad esempio: come faccio per prendermi adeguatamente cura di me?

«Se riusciamo a capire che cosa muove l’altra persona senza giudicarla, possiamo abbattere il muro dei pregiudizi e stabilire un contatto reale».


1) Maggiori informazioni: www.hbdi.de